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Kleos - Palermo: ” chiamatemi pazzo, ma c’avevo creduto”

Dic 2nd, 2014 | Categoria: News, Sport | 732 visite

di Seby Plutino

Rabbia. Se al termine della partita di ieri, mi avessero chiesto: Cosa provi ? Avrei risposto, sicuramente, solo con questa parola: rabbia. Metabolizzare è impossibile, anche il giorno dopo.

Ve lo confesso: la sconfitta l’avevo messa in conto, il passivo finale, pure. Di fronte avevamo quel Palermo fortissimo, che si era giocato i play off fino all’ultimo, lo scorso anno, quel Palermo incontrato all’esordio assoluto nel primo storico campionato della Kleos, e che aveva inflitto alla mia squadra un passivo ben più pesante.

Mettere in conto una possibile sconfitta, quel margine finale, era logico, obiettivo, razionale, ma sapevo che ci avremmo provato. Ero curioso di vedere come ci saremmo comportati, avendo un anno d’esperienza sportiva alle spalle.

Fare meglio dello scorso anno: era questo il nostro obiettivo.

Ma dopo aver assistito alla gara, al nostro avvio scoppiettante, alla prestazione offerta per due quarti, fa rabbia dover assorbire e commentare questa sconfitta, non solo per il rammarico di essere stati per metà match in vantaggio ed essercela giocata punto a punto con la squadra più forte del girone, ma anche perchè il risultato, guardato dall’esterno, non rende giustizia all’impegno profuso dai miei compagni in gara.

Un primo quarto perfetto, giocato a ritmi elevatissimi, impeccabili a rimbalzo, veloci nelle ripartenze, marcature asfissianti a tutto campo, e quell’entusiasmo della “matricola” che vuole fare bella figura contro una “grande”, ma che con grande maturità riesce a mettere in pratica gli insegnamenti del coach, con una buona precisione sotto canestro, e l’applicazione perfetta degli schemi provati con dedizione in allenamento.

14 - 6. Non sembra vero. L’anno scorso anche solo illudersi sembrava un’utopia. Ed è questa la grande vittoria, l’essere cresciuti sotto il piano agonistico e mentale. Una persona, di cui non rivelerò l’identità, durante “il riscaldamento” tra il terzo e il quarto periodo del derby, mi disse: “quest’anno si vede che l’ambiente è maturato molto”. E’ vero. 14 - 6 . C’è euforia anche in panchina. Una bolgia. Un continuo incitare chi sta in campo. C’è il tempo anche per qualche battuta. Non so se i miei compagni, accanto a me, ci hanno creduto davvero nell’impresa: io sinceramente si.

Poi qualche errore sotto canestro, il vantaggio che si riduce, la concentrazione che svanisce. I miei occhi restano fissi sul tabellone: quel sogno ad occhi aperti sta svanendo. In un attimo si giunge al pareggio, poi lo svantaggio di due punti. La pressione degli avversari si intensifica e sopraggiunge anche un pò di stanchezza, una bomba da tre punti che pesa come un macigno. Siamo alle corde, 27 - 22, inizio a dire addio al mio sogno.

Per me la partita è finita li, quello che viene dopo non fa storia, la Kleos accusa il colpo, come un pugile che va al tappeto. Abbiamo mollato noi !!!

Forse per stanchezza, nervi a fior di pelle e quindi mancanza di lucidità, delusione, per aver visto sfuggire di mano una partita che per un po’ è stata nostra. Voglio vederla così. Non è stato tutto merito del Palermo, della sua superiorità tecnica, abbiamo preparato la partita, sapevamo qunto erano forti e poi il Palermo non ha di certo bisogno dei nostri elogi. Ma la verità è questa…

I miei compagni non hanno nulla da rimproverarsi, ma credo che l’approccio alla seconda parte di gara sia stato completamente sbagliato; la vera Kleos non è quella vista da quel momento in poi.

Non aver limitato il passivo è l’altro mio enorme rammarico, già perchè se proprio sconfitta doveva essere, speravo che il distacco rispecchiasse il gioco espresso in campo, speravo che fosse di massimo 10 punti; era quello secondo me il risultato più giusto.

A quel punto non restava che attendere la sirena finale, ma, proprio quando la partita sembrava non riservare nessun’altra sorpresa, arriva il tempo per un’altra gioia, addirittura personale.

Manca un minuto e mezzo, quando sento: “Seby?” “Si?” “Entra” “Chi? Io?” Ogni volta resto imbambolato per qualche secondo, non mi sembra vero. Provo, disperatamente, ad ogni azione d’attacco della mia squadra, a piazzarmi il più possibile dentro l’area avversaria, voglio segnare il mio primo canestro, sarebbe il massimo.

E invece? nulla, registro un nuovo controllo palla sbagliato, ma questa non è una novità, mi bloccano, ripartono, sento la sirena, è finita…

Ci penso ancora al mio primo canestro, lo immagino, arriverà ?

Lo spero, prima o poi. Mi piacerebbe più “prima”, ma mi accontenterei anche del “poi”; sarebbe una bella emozione.

Trascorso così un altro pomeriggio di emozioni e di vero sport penso comunque che il bilancio sia positivo, sia sul piano personale che di squadra, che non può e non deve arrendersi mai. Questo è un gruppo che, dall’anno scorso ne ha fatta di strada, è più maturo e continua giornalmente il suo processo di crescita.

Addio al sogno?

Assolutamente no, il mio è solo un arrivederci…..già, perchè, chiamatemi pazzo, ma io c’ avevo creduto….




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