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Vite parallele/Mi sento il gregario del mondo

Ott 29th, 2014 | Categoria: News | 680 visite

Ci sono giorni in cui penso alla mia condizione di ragazzo; di ragazzo con disabilità. E scartati da subito il falso buonismo nei confronti della categoria e l’autocommiserazione che non fa parte del mio carattere, ahimè, sono costretto a fare delle amarissime, ma realistiche considerazioni. E sì perché – e mi rivolgo in particolare a coloro che con il “mio” mondo non sono mai in contatto – la disabilità non è quella che vi hanno raccontato; ragion per cui occorre fare un po’ di chiarezza, per due motivi:
1) perché mi sento costantemente una marionetta in un’opera teatrale tragicomica, una presa per i fondelli, una mega candid camera;
2) perché essendo nato con un cervello semifunzionante mi relaziono col mondo esterno. E il mondo esterno si relaziona con me. Solo che io il mondo esterno non lo capisco. La mia disabilità, un pochino si. Ma lui no.

Chi è disabile impara da subito tre cose: che può farsi sempre male, che ha sempre bisogno di qualcosa e che non si deve preoccupare mai di niente.
Il pericolo, inteso in senso astratto, è sempre in agguato e “lui”, il mondo esterno (gli altri), è sempre li accanto a metterti in guardia e proteggerti:
“Ma proteggermi da cosa?”
“Da tutto!”
“Ma tutto cosa?!”
“Ho detto tutto!”
Una bodyguard gratis, a orario continuato, che ti vedrebbe in pericolo pure all’interno di una caserma dei Carabinieri o mentre sei sotto osservazione medica. Un’ossessione. E ti manca sempre qualcosa, anche quando non ti manca niente; non importa cosa, ma a te manca. E’ che tu vivi normalmente, affrontando gli eventi così come si presentano; gli altri invece sanno esattamente e meglio di te cosa ti serve, perché tu sei disabile e “bisognoso”. E il bello è che non puoi dire di no, per non offendere. E’ un po’ come andare a pranzo dalla nonna che ti rimpinza all’inverosimile e, secondo lei, non è mai abbastanza; mentre tu invece stai per scoppiare, ma non puoi rifiutare. Non hai questa libertà di scelta. E quindi tu stai lì a spremerti le meningi. E non sai come fare perché degli altri hai bisogno come tutti, ma gli altri non ti ascoltano. Ascoltano solo il proprio immaginario sulla disabilità.

Anche quando una situazione ti riguarda da vicino, il Mondo è sempre pronto a sostituirsi a te, perché ci tiene alla tua tranquillità e alla tua felicità. Ci pensa lui, e tu non ti devi preoccupare di niente:
“Senti, ma per quel discorso?”
“Non ti preoccupare, me la vedo io.”
“Come non mi preoccupo, la cosa riguarda anche me. Guarda che è una cosa seria; e non è facile, non la prendere alla leggera.”
“Tu stai tranquillo e lascia fare tutto a me.”
“Eh con sta tranquillità!! Ora mi faccio una can…”
“….ti fa male! Con tutti i problemi che hai!”
L’unica cosa che realmente gli interessa, è la risposta “bene” alla domanda “come stai?”.
Fisicamente, s’intende.

Il Mondo è come un medico reperibile h24, mentre tu sei come un tamagochi (il giochino elettronico in cui bisogna prendersi cura di un animaletto dandogli da mangiare, facendogli fare i bisognini, lavandolo ecc.). Il problema è che il Mondo è convinto che tu sia poco autonomo perché un poco incapace; e, per questo, a te lo cose sono dovute, perché non sei capace di raggiungere un obbiettivo da solo. In primis, ti è “dovuto” il lavoro. Inutile spiegare che tu le cose vuoi meritartele, che anche tu hai delle ambizioni. Per il mondo esterno a te il lavoro tocca gratuitamente, “per diritto”: un lavoro qualunque però. E non troppo impegnativo, visto che sei disabile.
“Che peccato che tu non fai niente, sei un ragazzo intelligentissimo, potresti fare un sacco di cose.”
“La ringrazio della stima, ma tutto cosa?”
“Molte più cose di quelle che credi, hai un sacco di capacità”.
“La ringrazio molto, ma nel concreto?”
“Qualunque cosa, quello che viene, viene”.
Insomma, l’importante è fare qualcosa, qualsiasi cosa, occupare il tuo tempo in qualsiasi modo. Tutto quello che per “gli altri” è “ambizione”, “qualità di vita”, “possibilità di scegliere”, per te diventa “regalo”. Imposto, che non si può discutere.

Il tempo e l’impegno degli altri ha un valore, il tuo no. Pretendono che tu dica sempre di sì, convinti che non hai altre opportunità. E devi ringraziare perché ti danno quell’opportunità, senza la quale saresti perso. E devi dire “grazie” sempre: anche quando sei costretto a chiedere qualcosa ad un imbecille, messo fisicamente meglio di te, a cui faresti barba e capelli.
L’orgoglio, non te lo puoi permettere.

E così, in mancanza di alternative, sei costretto a “usare ” il mondo che, a sua volta è costretto a stare ai tuoi piedi per non averti sulla coscienza.

Ne sa qualcosa certo associazionismo, quello che fa tanto bene, è tanto utile e si occupa dei “più deboli” che, in quanto tali, sono costretti per forza a credere che esista “un’entità superiore”. Altrimenti, il “soggetto debole” come va avanti? A chi si appoggia? Il sistema è tale che tutto ciò che il “debole” ottiene è grazie alle associazioni; non può dire mai grazie a se stesso (non sarebbe più il debole da assistere). Associazionismo ed entità superiori: un binomio ipocrita indissolubile, senza scopo di lucro (?).

I sentimenti non sono ammessi, anche perché il disabile non ne prova. L’amicizia? Non esiste. Un lusso troppo grande. Ci sono conoscenti, persone più sensibili di altre che gli permettono momenti di svago fuori dalla noia casalinga. Permettersi degli accompagnatori senza assegni è già un lusso. E poi c’è chi si fidanza, si sposa e magari ha figli ed è convinto, per questo, di avere una vita più “piena” della tua. E magari, credendoti stupido, pensa che l’unica cosa che ti interessa e di cui sai parlare è il calcio: “Allora Seby, sta Reggina?!”
L’affetto? Quando ti ritrovi uno sgorbio davanti?! Dai, che schifo!!

L’amore e il ses… (Mayday! Mayday! Attenzione, Attenzione! Riscontrato un grave Errore di sistema! Argomento Tabù! Censura! Censura!). Non scherziamo, i disabili non si innamorano e, soprattutto, non fanno ses….(Mayday! Mayday! Lo capisci l’italiano? Errore di Sistema! Censura! Censura! Argomento Tabù! Argomento Tabù! E’ pure ora di pranzo, la volete finire? Che schifo! Mi lasciate mangiare?). E poi, diciamocelo dai, senza ipocrisia: ci sono cose più importanti!

Ci sono sempre cose più importanti, quando la pelle è degli altri.
E niente, ci sono mattine in cui ripensi a tutto questo, in cui sei convinto di essere il gregario di tutti, anche della tua vita stessa; poi, però, pensi al fatto che in questa città siamo in pieno periodo elettorale (Seby scrive da Reggio Calabria n.d.r), che il “suffragio universale” ha coinvolto anche te; improvvisamente, tutto si ribalta. Il miracolo. Quel Seby gregario, diventa necessario. Non indispensabile; necessario, come gli altri. Che straordinaria cosa “la macchina democratica”. Ed ecco che vieni chiamato da persone che non sentivi da anni e che non ti salutavano per strada, convinte, a loro volta, di poterti “usare” di nuovo. Perché stavolta, servi!
E allora qui parte la mia vendetta; è inutile che mi chiamate, vi dimostrate disponibili, amichevoli, perché non avrete mai il mio voto. Volete sapere a chi andrà?
Scopritelo su www.andateaquelpaese.com.

(Tratto dal blog “Invisibili - Corriere della Sera)

Seby Plutino




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