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Una morte piena di vitalità

Set 2nd, 2014 | Categoria: News, arte e spettacolo | 1,089 visite

Può una messa in scena teatrale commuovere così tanto da portare alle lacrime? Guardandosi intorno, non appena si sono accese le luci, parrebbe proprio di si. E questo è accaduto ad Ecolandia, il parco del Fortino di Arghillà, in questa straordinaria rassegna del Globo Teatro Festival, dove questo spettacolo suggestivo è andato in scena. LA MORTE ADDOSSO è un testo contemporaneo scritto a quattro mani da due autori reggini, Domenico Loddo e Maria Milasi. Prodotto dalla compagnia reggina Officine Arti, il lavoro è stato orchestrato ad arte dalla dettagliata regia di Americo Melchionda, coadiuvato alle luci da Guillermo Laurin Salazar, mentre le scenografie sono state realizzate da Luigi Maria Catanoso. A chiudere il cast le due incredibili protagoniste Kristina Mravcova e la stessa Maria Milasi, perfettamente calate nei corpi e nelle anime di Alfa e Omega, due disperate che si incontrano in piena notte sulla panchina di una fermata, aspettando che passi per loro un destino migliore di quello che le ha condotte in quel capolinea. Il loro dialogare avanza nel tempo che le separa dall’alba, e tra citazioni filosofiche, amarezze di tutta una vita, fraintendimenti, speranze e afflizioni, chi guarda l’evolversi del loro incontro non può che entrare in sintonia con la loro disperazione, perché Alfa e Omega fanno da specchio ad ogni centimetro della nostra emotività. Si ride, in questo spettacolo, ma per così dire, si ride seriamente, mentre sempre di più questi due personaggi vengono ad abitare la nostra pelle e i nostri pensieri, immedesimandoci talmente tanto come spettatori che anche a sipario chiuso non smettono di vivere sul palcoscenico, ma ce le portiamo a casa, queste due donne senza speranza, perché ce ne siamo innamorati tutti talmente tanto da sperare di salvarle dal loro destino almeno nel nostro ricordo.

Questa MORTE ADDOSSO è davvero uno spettacolo senza eguali, totalmente scritto, prodotto e realizzato da talenti della nostra città, martoriata dal suo stesso presente, schiacciata da macerie amministrative, annegata nei suoi stessi rifiuti, eppure capace di stupirci con doni inaspettati come questo. Come cantava Fabrizio De Andrè, “dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior”.

Questa piece merita nuovi palcoscenici e nuovi pubblici, affinché anche altri possano godere di questo spettacolo, sperimentando con i loro stessi occhi che il teatro, oltre a farti riflettere e sorridere, ti può davvero portare fino alle secche più profonde della tua emotività.

Unica piccola nota polemica. In questa coraggiosa rassegna di teatro internazionale si sono visti attori italiani e stranieri del calibro di Nathalia Capo D’Istria, Peppe Voltarelli, Mareike Schnitker, Pierre Byland e le già citate Maria Milasi e Kristina Mravcova. Eppure tra il pubblico non si sono visti tutti questi aspiranti candidati a sindaco o futuri assessori della nostra città, troppo impegnati a parlare di cambiamenti per accorgersi che nella Reggio Calabria che vogliono amministrare, proprio ora sta succedendo qualcosa di meraviglioso. Come pure non si è ancora vista certa stampa e certa televisione locale che parla di legalità, giustizia e cultura, e non da peso al fatto che potrebbe cogliere l’occasione di inserire una bella realtà come è questo GLOBO TEATRO FESTIVAL tra i loro servizi e i loro articoli che parlano solo di retate di delinquenti, inchini di madonne e Bronzi di Riace in vacanza a Milano.

Nunzia Abenavoli

LA MORTE ADDOSSO

di
Domenico Loddo, Maria Milasi

Regia
Americo Melchionda

con
Kristina Mravcova, Maria Milasi

Scenografia
Luigi Maria Catanoso
Disegno luci
Guillermo Laurin Salazar
Produzione Officine Arti – www.officinearti.it

Nota degli autori

Una nota de-nota l’intento, con-nota il significato, tenta una via d’uscita, una fuga, dall’inspiegabile. Ma può una parola spiegarne un’altra? Come se da sola non bastasse a se stessa, risultando inadeguata al proprio significato. Le parole sono segni segnati o pronunciati, forme conficcate in un foglio o naufragate in un tozzo d’aria, a disvelare misteri ed emozioni, o, ancora meglio, a stanare il mistero di una emozione.
La morte addosso parte da un titolo ed un assunto pirandelliano, ma poi diventa cosa altra, piccolo contenuto di spazio con un grande contenuto di tempo, là dove il tempo è sostanza e lo spazio dominio. Questo testo nasce come territorio maschile, un testo-sterone, ma poi vira e si (e)vira su coordinate femminee, così che ad ogni rigo fa capolino una identità femminile che si insinua tra gli spazi bianchi del racconto, e lo ispira, lo dirige, lo arricchisce, e più d’ogn’altra cosa, lo rende vero. Scrivere a quattro mani equivale alla concitata pratica dell’autoerotismo con un intruso tra le parti (intime), e non sai mai dove comincia uno e finisce l’altra, come un Alfa e una Omega che si scambiano i ruoli, fino a condividerne la sorte:
“Alfa e Omega come l’inizio e la fine di cosa?”

Il teatro ha finito col reclamare questo testo, cucito addosso alle due attrici come un sarto chino sopra le trame del fato, a imbastire drammaturgie di sorrisi e lacrime. Una fermata sperduta testimonia lo smarrimento di queste due esistenze in rovina, sospese tra le tenebre della notte e un’alba che forse non arriverà più, come due piccoli segni d’inchiostro mischiati a quel grande scarabocchio che è l’esistenza, tragiche eroine archetipo di una umanità in parossistica migrazione senza meta, dove ogni singolo individuo cerca il proprio ruolo al centro del palcoscenico o anche su una sedia vuota tra il pubblico, accontentandosi persino di stare in piedi dopo l’ultima fila, per non ritrovarsi chiusi fuori dal teatro, nel gelo siderale di un capolinea senza speranza.

Domenico Loddo

Maria Milasi




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